giovedì 18 settembre 2014

LIBERO

Porti con te il nome più bello, libero
ed io ti auguro il nome di una vita per tutta la vita.

Anche se non leggerai queste righe,mi piace pensare che un giorno il vento le porterà da te.
Vale

mercoledì 17 settembre 2014

Lo spazio della nebbia


Da poco ho iniziato l’esperienza delle escursioni sui bellissimi Colli Euganei  e dintorni, il tutto mi piace, e poche volte nella vita ho intrapreso viaggi che richiedono un coinvolgimento sia personale che fisico.
E’ abbastanza intuitivo capire perché in senso fisico, visto i sentieri del tutto naturali, dimenticati e selvaggi, che abitano i colli e che rendono poco agevoli i movimenti e la camminata. Mentre per il lato personale, parliamo di una sensazione che ho da sempre quando mi trovo immersa nel verde e ascolto i silenzi melodici ,ma  sempre con un po’ di circospezione, sapendo bene che quella non è, fisicamente, la mia dimora ed io sono soltanto un ospite nella casa degli animali. Per me la sensazione non è paragonabile a nulla di terreno e sono quindi ogni volta, più emozionata che mai. Io mi sento di raccontarla così:
Il viaggio è lungo quando la  solitudine bussa alla tua porta, ed è roccioso, increspato quando i piedi chiedono il permesso di entrare, di calpestare quel terreno ancora bagnato e fradicio, di vecchie piogge, fattesi sentire nel corso dei giorni. Ti incammini mentre il sole è alto, bacia le foglie e si insinua fra i rami della foresta,  si sparge a terra come polvere e poi ti ricorda l’espansione ed il contatto, fra il cielo e la terra, fra il bene e il male; e  tu sei lì, all’equilibrio.  Parti così a mille proprio come il giorno che seduce,  anche se attorno,piano  piano, distese di ombre e di silenzi ti osservano in ogni passo e aspettano in agguati i segnali di un possibile cedimento. Nessun pensiero nella tua mente, nessun peso. Soltanto il  tempo, appesantisce il carico e smorza il fiato, in tanti vari momenti, ma tu decidi di proseguire lo stesso, perché il cammino sconosciuto è ancora lungo e sollecita ogni tua curiosità. Capita di cadere, e con le mani rialzarsi per continuare a seguire la direzione . Ma se la fiamma della tua curiosità si spegne all'improvviso dopo avere conosciuto l’espressione della fatica e la difficoltà della salita, ti perdi in te stesso e nella paura. Ti fermi un attimo a riflettere anche se questo non basterà a darti delle risposte del tutto concrete. E così,  una volta terminato il viaggio, i tuoi muscoli sono stremati e la spensieratezza, offuscata da un indesiderato ritorno alla routine, lascia libero arbitrio ai pensieri più superflui. Saranno proprio questi pensieri che,purtroppo, sprofonderanno la tua anima in un oceano di ossessioni,inutili preoccupazioni e turbamenti. Alla fine del percorso non ci saranno più sentieri naturali ma boschi artificiali di strade invisibili costruite dall’uomo, come in un grande paradosso, strade infangate più del terriccio bruno appena lasciatosi alle spalle. Questo, per me, è il sinonimo di smarrimento, nella vita, dal momento in cui il tuo corpo prende una direzione e lascia il pensiero in rovine vecchie e perdute dove, è frantumato e perso fra rovi, qua e là, il tuo cuore in tanti piccoli pezzettini che si chiamano ricordi. La sfida è diventata quindi ricomporre il sentimento e riconoscere alla fine di tutto, se stessi, nel grande puzzle.  Ma se tutto questo diventa una cima troppo lontana, così ardua, a volte, da impedire di vedere i compagni silenziosi e di luce che ti indicano la via, allora è inevitabile il pronunciarsi delle tenebre che con il loro abbraccio ti porteranno verso una schietta e terribile presa coscienza di un fallimento.
Con forza il tuo piede continuerà a camminare.  Arriverai ai “mille metri” dove scorgerai un angolo di mondo sperduto, e tuo, perché  non hai perso la curiosità e la capacità di guardare lontano, dove gli occhi persi all'orizzonte,  acquistano incredibili sensazioni alate per raggiungere lo spazio della nebbia, laddove la tua anima, si spargerà ai confini del nulla.


Vale

sabato 6 settembre 2014

Cielo del primo settembre.

foto da camera mia

Nella sera di Settembre il cielo appare come uno specchio delle più proibite e scandalose passioni . Viene la voglia di aprire le ali e raggiungere quelle graduazioni cromatiche che intense rendono libero anche l’eremita più solo. E' il cielo del primo settembre, che sembra spalancare le porte, secondo me, al mese più bello e all'atmosfera più scoscesa. 


Vale

giovedì 4 settembre 2014

Il dipinto della Sera

Succede di dipingere,quando il tempo all'improvviso sembra implodere fra le sfumature di un disegno blu- azzurro, tinto con impegno in un foglio, apparentemente bianco, che attinge al colore di un ansimante pennello delicato . Succede così, di uscire in giardino all’imbrunire, alzando lo sguardo al dipinto più solerte di tutti i tempi: il cielo. Con le sue nuvole annuncianti il temporale, lui sembra fortemente ricordarti che la tristezza ha un comune denominatore ed è il colore grigio di chi ha traghettato la tempesta. Nel cielo della solitudine accade così, per un istante, di sentirsi persuasi, e capiti nella ricerca segreta alla collina più alta della vita dove si possa assistere alla nascita del sole, dando un senso al cammino tanto tortuoso percorso, alle rocce tanto pesanti  che si sono dovute spostare e risistemare, a volte portandone in spalla i resti non disgregati. Mentre gli animali si agitano, coperto da una familiare e sensuale oscurità notturna, il cuore di una donna si trasforma nel ghiaccio più freddo. Più freddo del vento autunnale della sera, più freddo della paura che serraglia il coraggio.Vale

lunedì 1 settembre 2014

La foresta nell'ombra della notte

Un imperscrutabile silenzio nell'ombra della notte accompagna la mia mente da un luogo all'altro, tra la desolazione di una foresta oscura al trasparente equilibrio oceanico della vita sino alle più imminenti catene montuose del dolore, tra gli spazi soffocati della piazza alla solitudine che tanto offusca e strazia ogni rugiada di luce del mio sorriso.  Che tormento ascoltare la mia notte e il mio silenzio nel gran chiasso dentro la mia testa ammattita: Immagini sfuocate corrono tra le piste d’erba e tra i raggi di ombre dove ogni contrasto sembra confermare la robotica della mia esistenza che abbandona il sentimento e l’esplosione di un momento.  Vuoto che scorre nella vene come il sangue ,acqua che apre le porte di un mondo incantato tra le fate e gli gnomi del castello , guardie segrete del più ambiguo alberello. 

Vale 

venerdì 29 agosto 2014

Follie

Trovo davvero sconcertanti i video che girano ultimamente nel web su argomenti quali i cambiamenti climatici, scie chimiche, nanotecnologia, Geoingegneria e via dicendo. Il punto è che non riesco davvero a capacitarmi di come l’uomo si sia gettato nella folle impresa di inseguire un cambiamento per mano propria che possa in qualche modo ricondurre ad uno sviluppo o ad un cosiddetto “potenziamento” dell’esistenza e del futuro, quando basterebbe ascoltare il proprio corpo e non solo, la propria anima per sentire quale via noi uomini siamo portati a seguire davvero : la via della natura, quale ci ha sempre accompagnato e ospitato in questo mondo energico che per come la vedo io dovremmo soltanto imparare a rispettare come luogo di culto, provvisorio nel quale percorrere la vita. Siamo soltanto di passaggio , pensare in qualche modo di avere il potere “divino” o il diritto morale ,addirittura,di cambiare l’umanità sperimentando la tecnologia ,controllo della mente e altre macabre invenzioni di cui sinora avevo sentito parlare soltanto nei film, è alquanto orrido. Considerando, inoltre, le varie conseguenze che ultimamente ( dico “ultimamente” ) si stanno riscontrando nel campo ambientale soprattutto, e poi fisico per le persone, costrette quindi a combattere una guerra tanto inattesa quanto sconosciuta. Questa è la rabbia più grande ! Capisco le persone agiscono per le proprie convinzioni ma non così non si possono sopportare certi prezzi da pagare.
Un momento: l’altro aspetto della medaglia è la disinformazione e purtroppo l’indifferenza.  I mezzi di informazione che abbiamo oggi, in generale vengono utilizzati per il gossip, dal divo in spiaggia a prendere il sole all'amante che lo accompagna , dalla figlia illegittima all'amico della figlia per poi passare all'amica dell’amico della figlia arrivando alla fine di tutto alla bella presenza del cagnolino con le scarpette.  Di clima se ne parla qualche volta, se ci riferiamo al meteo ecco , per informare magari il divo della spiaggia se è il caso o no di continuare le sua vacanza . La gente non ha altro per la testa , non si interessa del repentino cambiamento e poi se ne cade (come si usa dire) dal pero anche se di pero non ha proprio nulla perché la pianta ha molta più eleganza . Poi se per qualche strano miracolo in TV o in web  sentiamo parlare  di cose un po’ più serie allora ecco che scatta l’indifferenza e risulta  più facile cambiare canale.  Peccato che il mondo non può essere cambiato in maniera altrettanto semplice perché messi in questa posizione non siamo noi ad avere in mano il telecomando con le batterie cariche.  Ma questo è un altro aspetto in cui non entro per vari motivi.
L’aria è indubbiamente sempre più sporca, e sempre più lontana è la sacralità del vento spirito di vita ormai dimenticato.  E’ sempre più una sfida non sentirsi maliziosi, dissidenti che saranno prescritti probabilmente ad una sconfitta amara per averci sperato ed in parte anche sofferto.
E tutto questo scompiglio porta allo sconforto anche quei pochi giovani che provano ad interessarsi ma che si sentono sempre e comunque troppo ignoranti per stare al passo con un mondo che va sempre più veloce e fa gara per il primo premio alla pazzia. 

Vale

giovedì 14 agosto 2014

Dialogo tra le stelle

Questa sera ero sdraiata con un' amica a guardare la notte ed è fantastico quello che è uscito tra di noi parlando sotto un cielo di stelle. Ricordo molto bene il nostro dialogo e lo riporto qui, a grandi linee, per non dimenticare:
V sono io
S la mia amica


S: ora... parlerò anche con Robin, oltre a Freddie Mercury.
perché tendiamo a guardare il cielo quando muore una persona? Credo sia un fatto legato alla religiosità.
V: perché? Non credo. Risiede tutto là oltre la religiosità
S: Perché? 
V: risiede tutto là. Secondo me l'universo racchiude il senso di tutto
Per questo ci attrae
S: pensavo no, agli attori come Robin, che fanno tanti film e poi nella vita reale...
V: interpretano troppo il film?
S: no! Sono così abituati a cambiare espressioni nei loro film che poi nessuno si accorge nella realtà che stanno davvero male! 
V: Non serve mica essere attori per nascondere questo.....
S: no certo che no però sono abituati a cambiare faccia. È il loro lavoro!
V: si ...
...
V: a che pensi?
S: mah non ricordo.
V: pensavi a me che pensavo a che pensavi tu, mentre pensavi me che pensavo a che pensavi tu mentre pensavi me che pensavo a che pensavi tu! 
...
V: regressione regressione ovunque cavolo
S: che vuoi dire?  Cosa intendi con regressione?
V: Non puoi farmi questa domanda.
S: ma..
V: ha mille significati e nessun significato.
S: appunto. Dipende di cosa stai parlando. Di che regressione stai parlando? 
V: Non te lo so spiegare, lo so, ma non voglio entrare nel tunnel.
S: Dai, di quale parlavi?
V: vattelo a vedere in internet sono sicura che trovi di quale ambito parlavo.
S: teologia? 
V: No. Forse...
S: non mi piace la teologia.
...
V: hey! Ho visto una stella. Devo esprimere un desiderio?  Vediamo... Non sarei capace di esprimere desideri egoistici (anche se ne avrei). Quindi non ho desideri, come faccio? 
S: ah...
V: Ti rendi conto non ho desideri. Non so niente e non sono niente.
S: intendi in senso culturale?  O altro
V: in tutti i sensi. Non so chi sono o cosa voglio.
S: sei Valentina Trivellin e vuoi v.....
V: si. la seconda è l'unica cosa che so e che sento. Per il resto non ho certezze.
S: Certezze?
V: Non ho niente;
Vorrei solo sapere perchè lui, perchè proprio lui?
S: non c'è un perché.
V: forse perché senza di lui non avrei avuto desideri.
S: non è detto. Pensaci. Se non incontrasti lui forse ne avresti avuti molti
di più.
V: ci ho pensato tante volte. Ma non è così che va: questa è la vita che stiamo vivendo e non c'è spazio per i "Se".
S: già...
V: forse nella prossima vita lo incontrerò in altre circostanze. Speriamo nella prossima. Sento però di reincontrarlo ogni volta, in passato sento che siamo stati molto amici.
S: come me e te? 
V: esattamente.
S: per via dei dejavu che ti erano capitati con me,due-tre volte ? 
V: Si proprio per quelli.
S: ma sono solo dejavu. Non possono dimostrare qualcosa!
V: perché no?
S: mmm... Ma tu vale credi che nella vita passata avessimo avuto le stesse sembianze?  La stessa faccia?
V: nei dejavu si... Ma spero proprio che non sia così :-)
S: ahaha spero anch'io.
...
S: comunque tu puoi parlare con lui...
V: ma Scherzi? Non si può .
S: non si può o non vuoi?
V: vorrei tanto ma non si può. Lui non può e forse non vuole.
S: sono tutte scuse. Puoi eccome. Basta chiedere.
V: Non si può.
S: resterai con il peso Vale. Devi provare almeno puoi dire di averci provato.
V: Ma non si può. Resterò con il peso.
...
V: ah comunque devo ancora esprimere il mio desiderio, trovato!
Vorrei............... Essere una ragazza con un desiderio.
Il mio desiderio è avere un desiderio.

martedì 5 agosto 2014

La realtà di un sogno

Amico mio sto aspettando il cuore della notte per non addormentarmi.
Ti ho sognato, la scorsa notte e ogni volta lo stesso sogno. Si presenta in forme diverse, ma la sostanza però è una sola e sempre quella:
la tua attenzione nei miei confronti ed uno scambio di quello che siamo .
Così, non riesco a rispondere a questo mio tormento e non riesco a comprenderne il messaggio fra il sipario della confusione. Non so per quale motivo mi succeda la tua attenzione che non riesco a gestire nella realtà di un sogno fatato, ma in quell'istante ogni muro,ogni roccia che mi sono costruita attorno con tanta fatica, cade come una foglia al vento. E mi resta quella falsa e spietata consapevolezza di essere importante all'uomo che sei tu.
Il dolore più forte è esattamente questo: sapere che non sono niente nella vita di tutti i tuoi giorni, che il dovere è più forte del desiderio di parlare a te nell'astensione dei giudizi.
Poi il risveglio fa così male pur lasciandomi addosso una bella sensazione per averti rivisto dopo tutto il tempo passato, inesorabile.
È in quel momento che mi pongo il quesito di come sarebbe risiedere in un sogno per sempre ...
Per quanto ne vedo io,  non può esistere sogno così lungo e disarmato in grado di allettare ogni mia tensione , per molti il sogno è comunque la vita in sé.
Ma se la vita è un sogno, allora il sogno CHE COS'È ??? 

...ed ho provato a lasciarmi andare, a lasciarti scivolare, a sorridere alla persona che per un po mi è stata vicina ,  ma non ci sono riuscita. Nessuno è come te, nessuno tocca il mio cuore quanto te.
Vale

giovedì 10 luglio 2014

Re (indietro) - Cor (cuore)

Ricordare significa portare nel cuore ovvero la sede del pensiero e dei sentimenti, così come fu sin dai tempi antichi. Ma parlando di ricordi il discorso diventa precisamente complesso, abbandono il susseguirsi di pensieri nascenti proprio ora. Se il ricordo passa attraverso il cuore,così come le idee arrivano al cervello in un secondo momento, allora tengo libero il percorso e per un attimo lascio scivolare via il ricordo come scivola il vento fra le foglie agitate degli alberi.
Ed ora,  dell'insegnamento di Nietzsche cerco di fare gioiello di Vita, anche se nel mio cuore resta l'autostrada trafficata di ricordi e di dolore.

"La serenità, la buona coscienza, la lieta azione la fiducia nel futuro dipendono dal fatto che si sappia tanto meno dimenticare al tempo giusto,quanto ricordare al tempo giusto" 
F.Nietzsche

Vale

giovedì 3 luglio 2014

Al di là della Notte.

È molto difficile trovare nel silenzio, parole che possano scolpire la mia anima nella notte che ribadisce, ancora una volta, il mio posto ai piedi del buio. Ed è qui che io mi siedo.
La volta celeste sembra indicare il debito a me dovuto, da tempo ormai remoto: sono i doveri dell universo. Ogni giorno, ogni singolo giorno, lucido la mia palla di vetro, lontana dal contatto primitivo tipico della natura e la tristezza si impadronisce dei sensi. Non c'è spazio per le illusioni, ma solo per la tristezza che so di dover tenere per mano in queste strade deserte, dove le uniche luci che riescono a tenere accesa la stanza del mio cuore sono quei compagni sconosciuti (non del tutto) che per qualche ragione hanno toccato con mano il mio cammino, spirituale e non.

In poche parole mi domando a volte,se c'è qualcuno al di là della notte ad intraprendere le mie stesse strade e se c'è la possibilità di incontrarsi, solamente con uno sguardo o con un pensiero, in modo da usare un linguaggio pulito  lontano da questo mondo alienante. Un mondo che è diventato società come in una palla di vetro e dove, prima o poi, ci si sbatte il naso.

Vale

immagine dal web

A volte la solitudine riesce a non farmi sentire sola

Mi piacciono le persone che sanno ascoltare il silenzio.
Mi piacciono le persone che sanno stare sole, anche fra la massa.
E Mi piacciono le persone che dalla massa sanno astenersi.

Vale

mercoledì 25 giugno 2014

Correvo con Lui


Mia amata pioggia quante volte mi parlasti ,quante volte ascoltai la tua canzone nei giorni di tempesta , nei giorni che tanto dolcemente accalcasti. Ma ora sento di sentire una nuova melodia , perché tu cadesti quel giorno in cui io mi rialzai e per mano lui mi prese,trascinandomi  in una corsa alla vita che feci subito mia . 

Lui  non sapeva,
la sua mano era forte
la sua mano era dolce , 
ed io correvo con lui .

E tu, pioggia, cadevi! Lenta ti presentavi  e poi intensa, ti firmavi. Ero felice della tua presenza anche quando il mio corpo si mostrava fradicio. Allargavi le tue ali ed io mi riempivo,  mi svuotavo, poi mi riempivo e mi svuotavo di nuovo. 
Un vuoto colmo di residui di un passato, che, sentivo scivolare via in ogni goccia tua.
Sentivo che avrai potuto lasciare spazio alla corsa più bella della mia vita .

Lui  non sapeva,
la sua mano era forte
la sua mano era dolce ,
ed io correvo con lui .


Vale

domenica 8 giugno 2014

L' avvenire della Luce

Sono quasi le cinque del mattino e la notte trascorsa invano cerca di parlarmi, attraverso il divino e selvaggio senso primitivo che esiste nel quadro naturalistico, semplice, che si può osservare a volte dalla finestra di una camera vuota.
Qui alleggia la grande mano di Dio, nel silenzio del giorno che sembra quasi non esistere. Gran parte della gente dorme, sogna, e dimentica anche la notte più viva, dove in essa le sue creature, nel buio, armeggiano. Nell'oscurità che assilla il precedere del mattino si aggirano ancora,cauti e fuggiaschi i pipistrelli della Sera,reduci disperati dalla loro caccia al cibo. Gli uccelli, posti negli alberi vicini e lontani, che ancora nereggiano nella fresca aria mattutina, cantano inesorabili la loro melodia.
Ad interrompere il suono in lontananza che sembrava essere oramai perpetuo,la voce rauca ma inevitabilmente chiara di un'anatra che migra, Dio solo sa verso quale destinazione. Il suono è stato improvvisamente squarciato così come lo è stato il cielo, che canta con vigore l'inno alla Vita. Il mattino sta arrivando, annunciato anche dai galli, non molto lontani, e il suon tipico "chicchirichi" si dilaga nei molti campi che sovrastano l'orizzonte,dove, anche la più minuscola creatura partecipa con gioia all'avvenire della luce.

Vale

mercoledì 4 giugno 2014

Ci sono diversi modi di creare l'amore (qualunque esso sia)

Se qualcuno legge ciò che scrivo: mi spoglia.....
così ,se io leggo ciò che scrive qualcun'altro: lo spoglio..... 
E' un spogliarsi l'anima a vicenda,come ho letto un tempo,infine lo si sa: 
"non c'è niente di più intimo di due pensieri che si toccano"

Vale

martedì 27 maggio 2014

     E chi lo sa,amico mio, se non è troppo tardi per intraprendere un viaggio........

Vale

lunedì 26 maggio 2014

Segni dal cielo quando non sai cosa aspettarti

Ci sono segni dal cielo, in certe sere di primavera,che aspetti con immaginazione per portarti là dove le parole non sanno arrivare, e ci sono sogni che non hanno frequenze ne orizzonti mentre  speri che qualcuno possa ascoltarti nel silenzio dei tuoi giorni e nella lontananza al di là del buio. 
Ci sono quei segni  nel cielo che non sai da dove partono ne dove andranno a finire, ma speri  comunque di comprenderne il  messaggio, nella luce del loro viaggio. E li aspetti in cielo, anche quando in realtà non sai cosa aspettarti, e della tua presenza non rimane che una scia, ed è scritto tutto lì... 
E ci sono poi i segni nell’anima che sono come ferite aperte, ove in quel punto, a volte, soffia il vento e suona il ritmo del (suo) respiro, e li senti bruciare come le fiamme dell’inferno  che solo puoi immaginare.
Come è strano sentire, di tale fervore, una sorta di nirvana che apre le porte ad una visione più seducente del mondo, tra la realtà improbabile del gioco e l’illusione fiabesca di un vortice che coinvolge le anime dei dannati in un giro senza fine.




Vale

lunedì 19 maggio 2014

NOVECENTO (io innamorata del pianista sull'oceano.....)

Novecento il monologo scritto da Alessandro Baricco pubblicato nel 1994 è secondo me un capolavoro con la C maiuscola. Non ne parlo mai perché non saprei nemmeno cosa dire ,il tutto si commenta da sé.  Sono quelle cose che  non si possono commentare, a ognuno la sua impressione. Bellissimo anche il film di Giuseppe Tornatore con il grande TIM ROTH  che interpreta TD LEMON NOVECENTO (interpretazione perfetta) che ho visto e rivisto e non stanca mai perchè E' UNA GRANDE PASSIONE LA MIA :-)
Importanti anche le rappresentazioni a teatro del monologo ,in particolare quella del grande ARNOLDO FOA' e della sua voce straordinaria detta anche la "voce di Dio" (sono d'accordo),avendo la capacità non solo di raccontare le cose ma anche di viverle. In ricordo di Arnoldo e di tutti  gli altri artisti alcune frasi di questo successo:




"Tutta quella città... non si riusciva a vederne la fine... la fine! Per cortesia, si potrebbe vedere la fine? Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande, con quel bel cappotto, facevo il mio figurone. E non avevo dubbi, che sarei sceso, non c'era problema... Non è quello che vidi che mi fermò Max, è quello che non vidi... puoi capirlo? Quello che non vidi... in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine... C'era tutto. Ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello: la fine del mondo. Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano? I tasti finiscono! Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti loro. Tu sei infinito. E dentro quegli 88 tasti, la musica che puoi fare è infinita. Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti... Milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai... E questa è la verità... che non finiscono mai. Quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. E sei seduto sul seggiolino sbagliato. Quello è il pianoforte su cui suona Dio... Cristo, ma le vedevi le strade?! Anche soltanto le strade, ce n'erano a migliaia! Ma dimmelo: come fate voialtri laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna... una casa... una terra che sia la vostra... un paesaggio da guardare... un modo di morire... Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è! Ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla a quella enormità? Solo a pensarla... a viverla! Io ci sono nato su questa nave... e vedi anche qui il mondo passava... ma a non più di 2000 persone per volta. E di desideri ce n'erano! Ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita... Io ho imparato a vivere in questo modo. La terra, è una nave troppo grande per me... È... è una donna troppo bella... È un viaggio troppo lungo... È un profumo troppo forte... È una musica che non so suonare... Non scenderò dalla nave. Al massimo, posso scendere dalla mia vita."



"Il mondo, magari non lo aveva visto mai.
Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima."

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'é una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'é che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall'inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto tra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d'accordo, allora buonanotte, 'notte. Sette anni dopo, 13 maggio, sei meno un quar
to, fran. Non si capisce
È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave".
Ci rimasi secco.

"La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. (... ) Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto."



Vedi il mare. Non l"aveva mai visto prima, lui.
Ne era rimasto fulminato.
L"aveva salvato, a voler credere a quello che diceva.
Diceva: "È come un urlo gigantesco che grida e grida, e quello che grida è:
"Banda di cornuti, la vita è una cosa immensa, lo volete capire o no? Immensa".


"I desideri stavano strappandomi l"anima.
Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati."


"Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla."

"Andavo di fantasia, e di ricordi, è quello che ti rimane da fare, alle volte, per salvarti,
non c"è più nient"altro.
Un trucco da poveri, ma funziona sempre."

"Sapeva ascoltare, e sapeva leggere.
Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente.
I segni che la gente si porta addosso."









Alcune frasi comunque dicono poco messe qui ,consiglio infatti tutta la visione del film per una completa comprensione
Vale
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-6804?f=w:32
Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla.>

sabato 17 maggio 2014

UN PUBBLICO LONTANO

Io sono qui,fuori dai miei giorni, ed eccolo finalmente lo vedo: è lo spettacolo della natura. Tutto sembra parlare in questo momento, in cui le mie parole sono già state scritte. La gente si prepara alla perturbazione che sta arrivando ma  io rimango indietro e proprio come una folle le vado incontro.  Mi piace sentirmi parte di questa calma in tumulto, mentre  le foglie dei ciliegi risuonano la melodia del vento che poi scorre veloce sulla mia pelle.  E ora le mie gambe tremano ed io non sono niente.  Sono occhi, occhi soltanto, occhi che guardano; sono orecchie,orecchie soltanto,orecchie che ascoltano.
L’erba verde  che ricopre i campi è intensa  e incanta tutti i miei sensi,  lei si muove come un’onda,è una coreografia che posso assaporare come fa un pubblico da lontano.  Una lunga striscia di papaveri dona il rosso acceso dei loro petali  e invita i miei occhi a posarsi sulla loro temperanza, con una fiera portata non ballano e non si smuovono, fino a quando il vento non si intensifica e li piega,rendendoli parte integrante di questo grande balletto. E gli uccelli poi, tracciano lunghi schemi in un cielo che sembra promettere temporali oramai consueti, il loro volo agitato è già segno di una previsione abbastanza chiara. Pioverà e l’acqua si insinuerà tra le foglie degli alberi, scenderà dalle grondaie e poi lungo i marciapiedi fino a bagnare le piaghe dei cuori soffocati.
Alzo il capo sentendomi piccola  di fronte a quelle poche rondini che sorvolano il territorio e regalano piccoli assaggi di libertà mostrando un volo libero dalle guerre e dalle prigionie,un volo che sembra riportare le voci della patria che tanto ha sofferto.  Ai miei occhi non resta che seguire la direzione , sulla via di quelle poche nuvole bianche ormai rimaste ad indicare il sereno che è stato e se ne va,lasciando spazio a quel buio che ricoprirà la terra,di tanto in tanto la farà “tremare”. Ma in questa terra,in lontananza,viaggiano le ruote di un trattore,blu, che lascia dietro di sé una scia di polvere che si sparge lentamente al  vento ,per arrivare poi chissà dove per diventare parte di chissà quale altra grande materia. Quel trattore presto rincaserà ed il vento continuerà a spirare … lasciando l’incanto ad un pubblico lontano, sempre più lontano.
Vale 15maggio2014


venerdì 2 maggio 2014

Sento il tuo dolore

All'improvviso io sto male. In camera mia soltanto una candela accesa a ricordarmi che la fiamma è ancora ardente ed io alla finestra a osservare la pioggia, in una sera di Maggio che dice poco o niente, che mi tormenta quasi a volermi mostrare il tuo dolore e che mi sento di condividere perché la pioggia continua a cadere.
A cadere nel vuoto,
ed io con lei.

Vale

domenica 27 aprile 2014

HO SUSSURRATO IL TUO NOME AL VENTO

Questa notte lascio il tuo nome al vento sotto le stelle, nelle vibrazioni e nel silenzio, 
la mia voce che si perde alla destinazione
nel  tuo cuore di cemento e tra le spine sul mio petto.
Il cielo è grande  con il suo tumulto di sentenze
lascia lacrime di dolore  su strade senza nome,
orizzonti  più lontani  richiamano  suoni senza tempo.
Ho sussurrato il tuo nome,
si è innamorato  il vento.


Vale

venerdì 11 aprile 2014

Scrivo di niente

Ho così tante cose da scrivere che non scrivo mai nulla.
O forse meglio: Ho così tante cose da dire mentre scrivo che,alla fine,non dico nulla.
Vale

mercoledì 26 febbraio 2014

La via del ritorno (a casa e in me stessa)

Sto tornando a casa dopo avere lavorato come altre sere, e con me la stanchezza di una giornata piena e rumorosa proprio come altre volte: finalmente il lieve rumore dei miei passi in un asfalto spento e un po’bagnato,  testimone imperterrito di una fredda serata di febbraio,fra le vie del mio paese,fra la pioggia appena caduta. Attorno a me case e piccole stradine,a cui però non faccio caso mentre seguo la sola via del mio ritorno a casa, dove finalmente posso riconoscere i volti delle persone a me care che stanno aspettandomi,sempre con un pizzico di entusiasmo. Questa idea si diffonde,come una dolce fragranza si mescola ,fra la malinconia della pioggia che tanto delicata cade. E io mi sento quasi in dovere di ascoltarla nel suo silenzio.  Mi incammino poi in un stretto e deserto vialetto illuminato dalla fioca luce dei lampioni, e da essa mi faccio felicemente cullare, lasciandomi alle spalle le ombre che quasi sembravano avvolgermi.  In me nessun pensiero, soltanto tanto stupore per la magia sentita del momento.  Un altro giorno sta per giungere al termine nella corsa della vita e porto a casa qualche piccola soddisfazione e tanta voglia di riposare.  


Vale

lunedì 17 febbraio 2014

Ancora porto dentro certe sensazioni
che mi riportano a quei giorni in cui tu
eri così vicino ma distante 

perché non sapevi e non immaginavi,
ma eri comunque lì 
con me nei momenti in cui perdevo la strada e
non trovavo più la via,
restavo aggrappata ad un'amicizia che pronunciava il tuo nome e lieve
toccava gli angoli più profondi di tutto
ciò che di me rimaneva fra tanto dolore.


Vale 17 febbraio  2:47

giovedì 13 febbraio 2014

LA VERITA’ DI UN CUORE SOLO

Arriva un po per tutti il momento nella vita in cui siamo costretti a fare i conti con una triste verità.  E’ un momento in cui ci ritroviamo faccia a faccia con esperienze in parte traumatiche che ci porteranno,come si usa dire,sul filo di un rasoio. Accompagnati da un’amica particolare che si chiama solitudine potremo intraprendere un percorso lungo e faticoso ma che vuole  essere  anche pregiato e liberatorio.
La solitudine è inanzittutto segretamente celata ,come arte leggera profonda. Esistono tantissimi aspetti da sviluppare legati alla solitudine. Quando si parla di questo argomento mi piace scavare a fondo, e rivedermi alla fine di tutto più confusa di  prima, proprio come quando il mio sguardo si posa sul tronco ben definito di un albero, e sale, fino a trovarsi intrappolato fra i suoi mille rami intrecciati.
Ho cercato l’etimologia  della parola solitudine,ebbene trova origine latina nel verbo “se-parare”mentre solitario deriva da “solus” che indica una persona che ama stare sola ma anche la descrive come “essere unico”. Usare la frase “persona che ama stare sola” mi sembra non del tutto soddisfacente,bisognerebbe mettere in chiaro forse a quale tipo di solitudine ci stiamo riferendo perché ne esistono diversi tipi ,o meglio: esiste la solitudine,positiva, e l’isolamento,non molto positivo. Leggevo una volta un libro del grande maestro Osho che mostrava  in modo particolare la differenza tra la solitudine e l’isolamento.  Vorrei riportarne qui alcune frasi,per me molto belle: 
“l'isolamento è uno stato negativo,come il buio. Vuol dire che ti manca qualcuno;sei vuoto e impaurito in questo vasto universo. 'Solitudine' ha un significato completamente diverso: non indica che ti manca qualcuno,ma che hai trovato te stesso. E' assolutamente positivo. Trovando se stessi ,si trova il significato,il senso,la gioia e lo splendore della vita. Trovare se stessi è la più grande scoperta nella vita di un uomo,ma è possibile solo quando sei solo. Quando la tua consapevolezza non è affollata da niente e da nessuno,ma è profondamente vuota,in quel vuoto,in quel nulla,accade un miracolo. E quel miracolo è il fondamento di tutta la religiosità. Il miracolo è questo: quando la tua consapevolezza non ha nient'altro su cui essere conscia,si rivolge a se stessa. Diventa un cerchio. Poichè non trova ne ostacoli ne oggetti,torna alla sorgente. E nell'istante in cui il cerchio è completo non sei più un semplice essere umano: sei diventato parte di quella divinità che circonda l'esistenza. Non sei più te stesso: ti sei trasformato in una parte dell'universo intero. il battito del tuo cuore è il battito dell'universo stesso"


… Rimanere soli con se stessi richiede forza e non è facile,anzi è un gesto davvero difficile da fare perché tendiamo, a volte, a concedere agli altri maggior del nostro tempo,  dimenticando di esistere come esseri unici e irripetibili,bisognosi di un continuo e sincero ascolto intimo in modo tale da poterci guardare dentro ogni qual volta il nostro cuore lo desideri.  E’più semplice scappare a quanto pare, e divenire parte di una società vuota ,fatta di scorciatoie quali l’alcool,la droga,le compagnie e le finte amicizie(e molto altro ancora) per sopprimere quel bisogno di silenzio quale è la solitudine,  che ci segue da molto e per molto e  non vuole lasciarci sprofondare dentro a un buco nero senza vie d’uscita apparenti.  Succede a un certo punto che siamo vincolati da un immagine che soltanto in parte rispecchia la nostra vera natura, tremolanti difronte al nostro vero carattere perchè magari non accetto da altre persone che a loro volta tremano difronte al nostro giudizio. Sembra quasi un circolo contiguo alla falsità e alla notorietà e che ci porterà sicuramente ai piedi di una voragine dalla quale soltanto i coraggiosi veritieri potranno uscirne a testa alta.  E’ successo anche a me, il timore di intraprendere il viaggio della solitudine perchè in balia di una paura instabile che rivolgevo prima di tutto verso me stessa.  Abbiamo coperto con un velo di ipocrisia i nostri più segreti misteri e le nostre più sottili caratteristiche, pensando di archiviare in questo modo la malinconia che esploderà invece più forte di prima . Credo che tutti noi voremmo metter mano al nostro carattere e cambiare così i nostri difetti in pregi e le nostre incertezze in convinzioni.  E’ comprensibile ma  abbiamo dimenticato, oramai, come soffrire davvero e  ci siamo dimenticati  come saper mostrare i nostri punti deboli  possa in realtà renderci  più forti di quel che crediamo.

I tre passi più importanti secondo me sono scoprire,conoscere e accettare.

Scoprire la solitudine nel corso della vita equivale a strappare il velo che fino ad allora aveva  ricoperto la nostra esistenza, senza mostrarne i lati più nascosti e se vogliamo aggiungere anche più inquietanti.  Succede tutto nel momento in cui ci ritroviamo ad affrontare situazioni serie e difficili,affanni che nessuno potrà mai comprendere e dolori destinati a rimanere, a volte per sempre, tra le piaghe del nostro cuore  che aspetta di ritrovare la luce e la libertà vera. Pensiamo per un attimo al legame tra madre e figlio nel momento in cui il nostro cordone ombelicale viene tagliato , in quel momento siamo vite catapultate sole in un mondo tutto nuovo che va affrontato con la forza simile a quella di un uragano, come una fiamma che brucia  dentro alla nostra anima. Capisco quanto possa sembrare triste l’idea di trovarsi soli sin dal primo istante in cui i nostri occhi si sono aperti al mondo , ma se  abbandoniamo per un attimo tutti  i filtri di autocompiacimento che come “cordoni ombelicali” ancora oggi ci stringono  ad una falsa speranza di appoggio alla vita capiremo che la solitudine decide quale percorso siamo destinati e a seguire, e con lei ce ne andremo, portandoci dietro un peso come se avessimo in corpo una cicatrice. Forse lascia una ferita salutare e per questo e molto altro io la ritengo una compagna  silenziosa, che veste di essenza un cuore tormentato fra le macerie della vita, fra il caos e le contraddizioni, dentro al vuoto di una vita che cerca disperatamente un senso a tutte le cose.

Conoscere la solitudine è forse il passaggio più complicato perché richiede tempo (a volte una vita intera non basta ) e un forte coinvolgimento sentimentale. La sensazione che la solitudine può provocare può essere paragonata  alla perdita di un nostro caro nel momento in cui ci lascia, e rimane in noi un vuoto davvero disarmante e struggente. Tutti i nostri attaccamenti,i sentimenti, le relazioni, sono uno “strumento” per riempire il nostro cuore,ogni giorno,come bisogno silenzioso e impercettibile della nostra volontà di aprirci alla vita e di farne parte come in una grande famiglia. E così,succede che ci affezioniamo a persone che possono regalarci  una qualche forma di pienezza interiore. Tendiamo spesso ad identificarci  l’uno nell’altro sapendo bene che, alla fine, c’è un momento in cui ci si saluta e siamo costretti a rivedere la nostra immagine sola,proprio come alla nascita,proprio come fosse il taglio di un cordone ombelicale. Un filo sottile che sembrava essere stabile e duraturo risulta essere,invece, un filo che ancora una volta viene tagliato e poi ricordato ma lascia il segno di una cicatrice che non potrà mai più rimarginarsi,o forse in parte. Il vuoto rimane e ci sentiamo soli non tanto fisicamente,ma più astrattamente in quanto la persona che ci ha abbandonato se ne va e porta con sé un pezzo della nostra vita. Perché siamo così in uno continuo scambio di vite e di tempo,ma dimentichiamo che il nostro valore e  le nostre qualità migliori,magari un po’ offuscate di questi tempi, risiedono in noi stessi ed esattamente nell’abisso profondo di una parola detta piano: la solitudine.  Lei che è decisamente una forma bizzarra,perché sembra nascere dalla perdita di chi sembrava essere l’ unico portatore del nostro valore e invece,risulterà essere la più suprema conoscenza del nostro io e la più grande fra le illuminazioni dei nostri valori reconditi. Io penso alla solitudine come a un cammino lungo e faticoso, in cui ci si addentra  da vecchi escursionisti  confusi e smarriti a cui è necessaria una via nuova da seguire.  Il tempo scorre in questo impervio percorso da eremiti e la strada verso alla vera conoscenza è ancora lunga …

Accettare la solitudine è la massima gratificazione alla vita,  la quale alimenterà finalmente l’uomo di una consapevolezza  sacra e delicata anche in quanto unica e preziosa.
Unica del resto come noi,uomini soli. 
Questa è la verità,la verità di un cuore solo che,
fra le guerre della vita cerca la sua pace.
Vale


Poesia di k.gibran
“Cantate e danzate insieme e siate felici,
ma lasciate che ciascuno sia solo.
Anche le corde del liuto sono sole 
pur se vibrano con la stessa musica.
State insieme ma non troppo vicini
perché i pilastri del tempio sono separati
e la quercia e il cipresso
non crescono l’uno all’ombra dell’altro.”


martedì 21 gennaio 2014

pensieri notturni

I giorni passano intanto e il tempo della mia vita scorre, e io ci sono, IL MIO RESPIRO SI FA VIVO, respiro e sono viva, ma MANCA DI SOSTANZA, cioè
manca di quel qualcosa di fondamentale che in questo caso è un amore..particolare. Manca tutto in questa TRISTE SOFFERENZA soffro e non
smetto!! (NON PERDO LA SCIA)...... eh.....c'è ancora lui nel mio cuore TU RIMANI. E rimane nella mia strada, IMPRONTATO NEL SENTIERO, nella quale ha
lasciato indelebili tracce.... E in questo sentiero una sola cosa condivido con lui: UN CIELO IMMENSO che come IL TUONO DELLA TEMPESTA (da un senso di
qualcosa di forte) è il FERVORE cioè quel sentimento-quell'emozione che mi ATTANAGLIA perciò mi stringe  ma anche mi LASCIA. SENZA FARE RUMORE perchè
è un sentimento silenzioso di cui parlo a pochi o nessuno. Proprio per questo non fa rumore.
Vale




martedì 14 gennaio 2014

Dentro a una clessidra

Aspettavo l'accensione del mio computer quando,tra le mani iniziai a giocherellare con una piccola clessidra che avevo abbandonato nel cassetto. Questi strumenti hanno sempre suscitato in me tantissimo fascino forse per un senso di vecchia storia legata alle vite di molti uomini,leggende,significati profondi repressi. Resta di fatto che questo oggetto riesce a colorare sempre tantissime sfumature del mio cuore. Rimango per lunghi istanti a fissarla,una reazione simile all'ipnosi. Ma per quanto sia allettante l'idea non mi abbandono ne a riti stravaganti ne a pazzie,ma bensì cerco piuttosto di trasformare in parole le mie sensazioni inaffidabili,ma pur sempre puntuali. E le migliaia di idee contorte ruotano nella mia testa, cerco invano un modo per redimerle e mi riesce a scriverle,forse, per non sopprimerle. Mi chiedo quali segreti si celino dietro ad un simile oggetto, quante idee possono nascere avendo tra le mani un oggetto così bello. Così triste. Innanzitutto è utile spiegare che la clessidra era uno strumento usato,come tutti ben sapranno,per misurare il tempo e che ora viene sostituito con l'utilizzo dell'orologio. Si utilizzava inizialmente acqua poi è stata introdotta la sabbia. La sabbia secondo me rende ancora più bene l'idea di quantificazione,come granelli leggeri costituenti blocchi di un certo peso e di una certa importanza. Il diminuire lento ma veloce della sabbia,se capovolta,infatti,rende
bene l'idea di tempo come un qualcosa che scorre,fluido come l'acqua,suggestivo come l'ipnosi. 
Mi trasmette anche una sorta di malinconia  unica nei suoi aspetti, recepibile soltanto a una lunghezza d'onda precisa e silenziosamente fragile e delicata.
Fa "male" osservare la clessidra e sentirla come la vita che al suo interno contiene dei granelli che non creano rumore ne musica,ma scorrono tristi per poi capovolgersi e ripartire. Un ciclo incessante,furioso. Mi sento  parte di quei granelli sconfitti dal loro percorso, abbandonati a sé, convinti quasi di potersi creare una direzione verso il quale tendere in realtà già prestabilita dal caso (?).
Soltanto quando mi metto a scuotere la clessidra e i suoi granelli riesco a percepirne un sottile rumore. E così come la clessidra,a volte veniamo scossi da particolari eventi apparentemente senza motivo,a volte tragici a volte felici. Eventi che fanno rumore, che riescono a creare scompiglio nella nostra vita e che possono in qualche modo cambiare la nostra integrità morale,rafforzandola o indebolendola, a seconda del nostro fuoco dentro e della nostra apertura verso il cambiamento. E nel frattempo questo grande schema si ripete, e noi affibbiamo appellativi come tempo, frasi  come "anno nuovo vita nuova" mentre sprechiamo il nostro momento aspettando invano qualcosa che possa renderci migliori o che possa rompere un nostro solito vincolo, come la mano superiore in grado di scuotere la clessidra,pur sapendo noi uomini la natura triste della nostra prigionia ma non avendo allo stesso tempo l'onestà e il coraggio per ammetterla. Aspettiamo così (mi auguro non inutilmente) l'arrivo della libertà per una nascita sempre nuova.
Questo spiega in parte la malinconia che mi assale nei giorni ultimi dell'anno, perché si festeggia un qualcosa che non comprendo, un qualcosa come il  tempo che l'uomo ha deciso di numerare: 2013,2014,2015. ecc.
Non è così immediato concepire quest'idea di tempo -il tempo non esiste- o almeno queste sono direzioni della mia mente,ideali senza certezze.
Per molti studiosi noi viviamo continui in un equilibrio tra spazio e tempo ma mi risulta difficile comprendere davvero a che cosa ci riferiamo quando si parla di tempo. Questo signor tempo è un'idea,una convenzione per l'uomo,una forza tanto grande quanto "divina" contro cui nemmeno l'uomo può competere...
Esiste un tempo,una linea trasparente che lega forze materiali e non,una corsa apparentemente senza fine,uno scorrere inesorabile che porta via la nostra vita ad una velocità fulminea,tragica per la nostra accettazione,incomprensibile per le anime tormentate ma allo stesso tempo affascinante tanto da dedicarne pensieri ed emozioni legate al cuore. Non si può sfidare questa forza, è comico vedere i tentativi  di molti uomini per la costruzione di una macchina del tempo che ci permetta di diventarne padroni assoluti,come quando si utilizza la macchinetta del caffè o si accende il televisore. E' reso ormai noto che il tempo che viviamo qui non può essere paragonato al tempo di vita lassù nell'universo,quindi da qui nasce l'idea di spazio-tempo in base a dove ti trovi il tempo cambia. Ecco ciò che mi crea tanto scompiglio, non riesco ad immaginare fasi così diverse,macchine del tempo, spezzoni-segmenti, la non esistenza di un filo generico che possa collegarci tutti in questa grande rete. Allora mi viene spontaneo avvicinarmi all'idea di una concezione di  vita senza tempo, tempo che non esiste, esiste solo il qui ed ora , perché il futuro è presente e il presente è già passato. Ciò che dimentica molta gente è l'inappellabile corsa frenetica della vita che non dà tregua e l'uomo, come essere superficiale,civilizzato, ha creato l'idea convenzionale di tempo:
secondi,minuti,ore,giorni,mesi,anni,secoli. E chi più ne ha più ne metta... ma è tutto inutile, etichettare questa nostra esistenza come nostro solito ci ha reso umani privi di sostanza, prigionieri dell'ansia e della quotidianità, uomini senza controllo convinti di una possibile
pianificazione di eventi e di esperienze, di gioie e di emozioni, di affanni e di dolori. Ci ha reso comici convinti di autocontrollo,come dei del divino,
mentre la vita intanto passa tra le mani,come una clessidra ricca di granelli che
ci sono, ma non si scuotono...
passano, ma non fanno rumore...
scendono, ma non restano...

Vale.




giovedì 2 gennaio 2014

Come una cornamusa

Vorrei riportare,anche qui,una frase che ho scritto che per me è stata importante:

"l'incanto di questa canzone oltrepassa la pelle
e come un brivido risuona dentro all'anima allo stesso ritmo del mio battito del cuore,quando
nell'istante in cui i miei occhi incontrano i tuoi
sento di poter morire abbracciata dalla vita."
vale 16 aprile 2013



...Ho associato a queste parole il titolo di cornamusa perchè mi ricordano tanto una canzone particolare molto bella "BUSINDRE REEL" di Hevia che suona appunto una cornamusa elettronica (la Gaita Midi),strumento che egli stesso creò. La cornamusa è uno strumento bellissimo e non molto conosciuto-usato dalle nostre parti per come la vedo io, ma il suono è unico e ricco di tradizione scozzese e riesce sempre a suscitarmi dei brividi. Chiaro che queste righe sono state scritte per una persona  non solo per lo strumento,ma a volte ci riesce possibile soltanto usare metodi come dire "alternativi" per esprimere dei sentimenti,cioè in questo caso usare la musica e ad essa paragonarne i brividi dell'amore.

Vale
Volevo riassumere in poche righe tante cose,non so se sia servito,avrei voluto dirtele a voce ma non ho potuto

mercoledì 18 dicembre 2013

Avrai il mondo nella mente

'Ho sempre pensato di poter scegliere in quale mondo vivere'.
Sono nata qui nella mia "terra madre" comunque accogliente. Anche nel momento in cui la sentii impropria al mio essere imperfetto e solitario.
Così iniziai a viaggiare(per ora purtroppo)soltanto nella mente,rimanendone colpita,in quanto artefice di mille e più mondi straordinari.
"Riuscirò poi a decidere in quale strada continuare il mio cammino?!"
Nel fluire della vita in molti cercano il loro posto nel mondo,ambizione non sempre solida e facile da realizzare. Ma in pochi ricercano il contrario...
Trovare il proprio mondo è un percorso unico nei suoi aspetti,fantastico: troverai una guida,una motivazione.
Riuscire a trovare quel luogo equivale a trovare abbondanza interiore, ricchezza e sostanza che possono cambiare il corso della vita.
Ciò di cui parlo non dev'essere necessariamente una città o un luogo preciso, ma potrebbe essere qualsiasi cosa,dal semplice al complesso, dal facile al difficile. Potrebbe essere una persona,un evento, o ancora un posto particolare. "Riuscirò,finalmente,a ritrovarmi fra il caos, incontrare me stessa privandomi dei condizionamenti esterni causa,oggi, di molte infelicità.
Io...il mio mondo...è tutto qui, nella mia mente."
I sogni ci indicheranno la via, a noi spetta il coraggio di realizzarli. Ricorda (vale): La forza dentro è nostra,nostra soltanto.
Usiamola. Giochiamo in questa grande partita che è la vita, proviamo almeno a realizzare il nostro mondo interiore. E' necessario prima imparare a conoscersi, capire qual'è la strada che accompagna il nostro nome   per poi riuscire a  intraprenderla e sperimentarla.
Il desiderio di realizzarsi non è soltanto meta ardente, ma anche rifugio per persone oramai perse e violentate dalla società,persone a cui molto è stato tolto ma non la speranza,non quella. Vale la pena di credere in qualcosa: in noi stessi e nelle nostre capacità.
(io ancora non ci sono riuscita,ma porto con me le parole di una persona cara)
Non dimentichiamo di ritornare alla realtà qual bisogna, anche se, con un po di ironia pungente mi soffermo a pensare (forse inutilmente) al vero e totale significato di 'realtà'.
Comprendo, "vivere nei sogni" non porta a realizzazioni materiali,è vero,ma direziona la mente verso una necessaria presa coscienza della propria vita
e lo spirito verso la propria via.Quale via? La via del cuore,chiaro.
Non saprei se credere nel destino, o no,ma almeno provare a costruire delle basi su cui improntare,a nostro modo,il sentiero. Einstein ci disse  "ogni cosa che la mente riesce a immaginare la natura l'ha già creata" perciò perché non continuare a cercare?
Abbiamo tutti una voce sussurrante il nostro intenso bisongo di vivere, dobbiamo solo imparare ad ascoltare.

Vale

domenica 1 dicembre 2013

Un mio pensiero scritto in una notte di settembre...

NIENTE IN QUESTA NOTTE.

non ho altro da donarti
in questa notte
se non il mio silenzio accompagnato da una musica che sfiora l'infinito.
non ho altro da osservare
in questa notte
se non l'incanto di una luna piena,
di tutta la sua bellezza
regalata a chi l'accoglie e a chi prova compassione.
non ho altro in cui credere
in questa notte
se non nell'emozione di un ricordo ancora vivo
non ho nient'altro che un sorriso
per Te che passi questo giorno con chi
spero possa regalarti tutto quello che
questa notte ha ancor di meglio da offrire.


Vale

lunedì 25 novembre 2013

Sogni "tiranni"



Inconfondibile è la sensazione di quando al mattino,appena svegli, ci si ritrova a dover distinguere un sogno fugace dalla stabilità reale, che per dirla tutta tanto stabile non è. In quell'istante ci si trova avvolti in una strana sensazione di smarrimento. Ma dove ci si è persi?
In questo caso, persi tra due aspetti di vita contrastanti,aspetti che tendono verso una sola direzione: il desiderio.
Il sogno è di per se soltanto una fantasia, così dicono. Ma il sentimento che il sogno trasporta con se è grande e per chi ne ha assaggiato l'emozione almeno una volta sa di cosa sto parlando. Non mi riferisco agli incubi né a sogni intesi come raggiungimento di un obbiettivo. Sto parlando di sogni notturni, quelle singole visioni che mentre dormi,o quasi,prendono forma nella mente e proiettano il proprio corpo (quello astratto) verso posti speciali, ove è possibile incontrare nel pieno della "vita" i segreti più profondi della nostra anima, non escludendo però che il sogno potrebbe essere soltanto un'avara illusione vestita da incantevole benefattrice. Vista la mia ingenuità posso dire che il sogno è un'opportunità per scoprire se stessi o comunque qualcosa in più. Uso il termine "scoprire" non a caso, proprio perché la sensazione in cui ci si ritrova dopo un intenso sogno è come quella che si ha, nudi, difronte a un qualcosa che non si riesce a gestire e che, in parte,riesce a scombussolare.
La domanda più frequente e forse inutile che molto spesso ci si pone è "perché?"... "Perché si sogna quella determinata persona o quella particolare situazione?". La domanda a mio avviso non può trovare risposta certa, anzi crea ulteriori dubbi e questioni.Perciò è probabilmente inutile restare fissi su una domanda simile e assai più conveniente,invece, tenersi stretta l'emozione provata in sogno che entra nel cuore come un soffio di vento leggero.
L'elemento più bello di tutta questa grande storia è capire a chi va il nostro pensiero. E' vero, capita a volte di sognare soggetti a noi indifferenti ma molto più spesso e volentieri capita di reincontrare persone a noi lontane. Contrariamente alla realtà il nostro sogno ci porta nelle loro vicinanze, lì, dove vorremmo essere,dove anche il nostro subconscio tenta di condurci. Il sogno non fa altro che condurre l'uomo al centro del suo cuore dove anche i più reconditi desideri trovano sfogo.
Tanto per essere più chiara, questa notte ho sognato una persona speciale e racconto qui l'aneddoto se così si può chiamare: eravamo a casa, io avevo pennelli e colori, lui  fogli bianchi. Contrariamente a quanto si possa pensare non facemmo altro che colorare,insieme. Ricordo ancora il suo viso e i sorrisi. Ma per quanta felicità possa avermi regalato un momento simile mi rendo conto che non è stato reale.
Così le mie convinzioni e le mie speranze,come stupidi capricci, muoiono lentamente... una dopo l'altra...
E alla fine mi torna in mente una cosa legata al tempo,un frase abbastanza conosciuta(il tempo è galantuomo ma anche tiranno) e la modifico in:
"il sogno è galantuomo ma anche tiranno."
Questa volta ci sta... a pennello ;-)

Vale

lunedì 18 novembre 2013

Radici e terreno

Immersi in un tempo senza fine, oltre il destino, molti legami tendono al ricongiungimento dell'animo profondo. Ecco perché molte volte si ha la sensazione di avere già incontrato una determinata persona in quella che io chiamo distorsione temporale di non poca importanza.
Questo aspetto della vita è di portamento assurdo e irreale, ma infinitamente sorprendente. Esistono legami nati forse nell'epoca dei nostri antichi parenti quando esisteva un evidente equilibrio vitale (uomo-natura, mente-spirito) in grado di superare qualsiasi sorta di immaginazione. Queste energie, viaggiando ininterrottamente, superano la logica e i dubbi morali come i cosiddetti legami karmici che si instaurano nel corpo creando una sorta di catena tra due persone. Il primo,vero, momento è l'incontro profondo dello sguardo che si dilaga, poi, in una inconfondibile sensazione di familiarità. Ciò può nascere da esperienze passate talmente profonde da essere destinate a compiersi ancora una volta o forse più.
Io vedo tutto ciò come: la radice,l'albero e il terreno. In questo caso la radice rappresenta il nodo,il legame profondo con la persona in questione o 'terreno' ,in grado di fornire tutte le sostanze vitali di cui l'albero necessita. Perciò a questo punto è abbastanza intuitivo capire chi siamo e che ruolo abbiamo in questa grande rete. Siamo ciò che cresce,matura,vive e muore. Siamo alberi in cerca di terreno. Alberi con radici profonde le quali, soltanto dal destino, potranno assumere la forma.

Vale

venerdì 15 novembre 2013

La pioggia

Molto spesso la pioggia è per me motivo di riflessione e comprensione interiore, una specie di fragile emozione che trascina con se lo spirito verso luoghi sperduti e burrascosi.
Mi perdo in lei abbracciando così tanta libertà, quella che pur fugace, attraversa il mio corpo con tutta la freddezza di un brivido minato. Ecco che la mente perde il suo pensiero, naviga dentro al riflesso di una goccia infranta nel vetro di una stanza vuota.
Sto cercando un nuovo percorso per liberarmi di un ricordo ancora vivo insediato negli angoli più profondi del mio cuore, mentre riaffiorano delicate sensazioni che riportano integra la mia passione. Negli affanni della pioggia sembra quasi di essere incatenata e a volte,rimane soltanto un confortevole rumore: il rumore di una pioggia fredda che inevitabilmente arde.
In quegli istanti sento vicino il suo calore, e mi accorgo che, la speranza trova ancora dimora.

Vale

Ascoltatori e osservatori

Foto che ho scattato dalla mia camera,
si può notare in lontananza la prima stella della sera
Una delle imprese più difficili dell'uomo moderno è quella di meravigliarsi del semplice in una quotidianità che sembra oramai ben distante dal valore vero dell'esistenza. La difficoltà sta nel trovare la propria CASA indifferentemente dal luogo in cui ci si trova. 
Mi capita spesso di affacciarmi alla finestra della camera e addentrarmi nella natura in gelide sere d'inverno. Lì trovo un rifugio particolare molto interessante per poter incontrare la propria solitudine e la melodia del cuore: in essa perdersi come quando si intraprende un viaggio verso
nuove destinazioni. 
In quel momento il pensiero non trova parole ne vie. Ci si perde nella bellezza del cielo,
nella coreografia delle nuvole e nel canto degli uccelli. Personalmente trovo fastidioso il rumore presuntuoso delle auto in lontananza, mi sforzo così di ritrovare uno spazio intimo del tutto personale aspettando con trepidazione la comparsa nel cielo della prima stella luminosa.
Sembra ,in quegli istanti, di essere folli osservatori silenziosi. Abbandonati nell'incessante scorrere del tempo, ci sentiamo liberi e attratti dall'immensità del mondo.
E' un continuo perdersi e ritrovarsi.. 
siamo così distanti ma vicini alla nostra sensazione di appartenenza che dimentichiamo per un attimo tutto il dolore.
Non resta che divenire ascoltatori e osservatori dell'infinito.

Vale