domenica 27 aprile 2014

HO SUSSURRATO IL TUO NOME AL VENTO

Questa notte lascio il tuo nome al vento sotto le stelle, nelle vibrazioni e nel silenzio, 
la mia voce che si perde alla destinazione
nel  tuo cuore di cemento e tra le spine sul mio petto.
Il cielo è grande  con il suo tumulto di sentenze
lascia lacrime di dolore  su strade senza nome,
orizzonti  più lontani  richiamano  suoni senza tempo.
Ho sussurrato il tuo nome,
si è innamorato  il vento.


Vale

venerdì 11 aprile 2014

Scrivo di niente

Ho così tante cose da scrivere che non scrivo mai nulla.
O forse meglio: Ho così tante cose da dire mentre scrivo che,alla fine,non dico nulla.
Vale

mercoledì 26 febbraio 2014

La via del ritorno (a casa e in me stessa)

Sto tornando a casa dopo avere lavorato come altre sere, e con me la stanchezza di una giornata piena e rumorosa proprio come altre volte: finalmente il lieve rumore dei miei passi in un asfalto spento e un po’bagnato,  testimone imperterrito di una fredda serata di febbraio,fra le vie del mio paese,fra la pioggia appena caduta. Attorno a me case e piccole stradine,a cui però non faccio caso mentre seguo la sola via del mio ritorno a casa, dove finalmente posso riconoscere i volti delle persone a me care che stanno aspettandomi,sempre con un pizzico di entusiasmo. Questa idea si diffonde,come una dolce fragranza si mescola ,fra la malinconia della pioggia che tanto delicata cade. E io mi sento quasi in dovere di ascoltarla nel suo silenzio.  Mi incammino poi in un stretto e deserto vialetto illuminato dalla fioca luce dei lampioni, e da essa mi faccio felicemente cullare, lasciandomi alle spalle le ombre che quasi sembravano avvolgermi.  In me nessun pensiero, soltanto tanto stupore per la magia sentita del momento.  Un altro giorno sta per giungere al termine nella corsa della vita e porto a casa qualche piccola soddisfazione e tanta voglia di riposare.  


Vale

lunedì 17 febbraio 2014

Ancora porto dentro certe sensazioni
che mi riportano a quei giorni in cui tu
eri così vicino ma distante 

perché non sapevi e non immaginavi,
ma eri comunque lì 
con me nei momenti in cui perdevo la strada e
non trovavo più la via,
restavo aggrappata ad un'amicizia che pronunciava il tuo nome e lieve
toccava gli angoli più profondi di tutto
ciò che di me rimaneva fra tanto dolore.


Vale 17 febbraio  2:47

giovedì 13 febbraio 2014

LA VERITA’ DI UN CUORE SOLO

Arriva un po per tutti il momento nella vita in cui siamo costretti a fare i conti con una triste verità.  E’ un momento in cui ci ritroviamo faccia a faccia con esperienze in parte traumatiche che ci porteranno,come si usa dire,sul filo di un rasoio. Accompagnati da un’amica particolare che si chiama solitudine potremo intraprendere un percorso lungo e faticoso ma che vuole  essere  anche pregiato e liberatorio.
La solitudine è inanzittutto segretamente celata ,come arte leggera profonda. Esistono tantissimi aspetti da sviluppare legati alla solitudine. Quando si parla di questo argomento mi piace scavare a fondo, e rivedermi alla fine di tutto più confusa di  prima, proprio come quando il mio sguardo si posa sul tronco ben definito di un albero, e sale, fino a trovarsi intrappolato fra i suoi mille rami intrecciati.
Ho cercato l’etimologia  della parola solitudine,ebbene trova origine latina nel verbo “se-parare”mentre solitario deriva da “solus” che indica una persona che ama stare sola ma anche la descrive come “essere unico”. Usare la frase “persona che ama stare sola” mi sembra non del tutto soddisfacente,bisognerebbe mettere in chiaro forse a quale tipo di solitudine ci stiamo riferendo perché ne esistono diversi tipi ,o meglio: esiste la solitudine,positiva, e l’isolamento,non molto positivo. Leggevo una volta un libro del grande maestro Osho che mostrava  in modo particolare la differenza tra la solitudine e l’isolamento.  Vorrei riportarne qui alcune frasi,per me molto belle: 
“l'isolamento è uno stato negativo,come il buio. Vuol dire che ti manca qualcuno;sei vuoto e impaurito in questo vasto universo. 'Solitudine' ha un significato completamente diverso: non indica che ti manca qualcuno,ma che hai trovato te stesso. E' assolutamente positivo. Trovando se stessi ,si trova il significato,il senso,la gioia e lo splendore della vita. Trovare se stessi è la più grande scoperta nella vita di un uomo,ma è possibile solo quando sei solo. Quando la tua consapevolezza non è affollata da niente e da nessuno,ma è profondamente vuota,in quel vuoto,in quel nulla,accade un miracolo. E quel miracolo è il fondamento di tutta la religiosità. Il miracolo è questo: quando la tua consapevolezza non ha nient'altro su cui essere conscia,si rivolge a se stessa. Diventa un cerchio. Poichè non trova ne ostacoli ne oggetti,torna alla sorgente. E nell'istante in cui il cerchio è completo non sei più un semplice essere umano: sei diventato parte di quella divinità che circonda l'esistenza. Non sei più te stesso: ti sei trasformato in una parte dell'universo intero. il battito del tuo cuore è il battito dell'universo stesso"


… Rimanere soli con se stessi richiede forza e non è facile,anzi è un gesto davvero difficile da fare perché tendiamo, a volte, a concedere agli altri maggior del nostro tempo,  dimenticando di esistere come esseri unici e irripetibili,bisognosi di un continuo e sincero ascolto intimo in modo tale da poterci guardare dentro ogni qual volta il nostro cuore lo desideri.  E’più semplice scappare a quanto pare, e divenire parte di una società vuota ,fatta di scorciatoie quali l’alcool,la droga,le compagnie e le finte amicizie(e molto altro ancora) per sopprimere quel bisogno di silenzio quale è la solitudine,  che ci segue da molto e per molto e  non vuole lasciarci sprofondare dentro a un buco nero senza vie d’uscita apparenti.  Succede a un certo punto che siamo vincolati da un immagine che soltanto in parte rispecchia la nostra vera natura, tremolanti difronte al nostro vero carattere perchè magari non accetto da altre persone che a loro volta tremano difronte al nostro giudizio. Sembra quasi un circolo contiguo alla falsità e alla notorietà e che ci porterà sicuramente ai piedi di una voragine dalla quale soltanto i coraggiosi veritieri potranno uscirne a testa alta.  E’ successo anche a me, il timore di intraprendere il viaggio della solitudine perchè in balia di una paura instabile che rivolgevo prima di tutto verso me stessa.  Abbiamo coperto con un velo di ipocrisia i nostri più segreti misteri e le nostre più sottili caratteristiche, pensando di archiviare in questo modo la malinconia che esploderà invece più forte di prima . Credo che tutti noi voremmo metter mano al nostro carattere e cambiare così i nostri difetti in pregi e le nostre incertezze in convinzioni.  E’ comprensibile ma  abbiamo dimenticato, oramai, come soffrire davvero e  ci siamo dimenticati  come saper mostrare i nostri punti deboli  possa in realtà renderci  più forti di quel che crediamo.

I tre passi più importanti secondo me sono scoprire,conoscere e accettare.

Scoprire la solitudine nel corso della vita equivale a strappare il velo che fino ad allora aveva  ricoperto la nostra esistenza, senza mostrarne i lati più nascosti e se vogliamo aggiungere anche più inquietanti.  Succede tutto nel momento in cui ci ritroviamo ad affrontare situazioni serie e difficili,affanni che nessuno potrà mai comprendere e dolori destinati a rimanere, a volte per sempre, tra le piaghe del nostro cuore  che aspetta di ritrovare la luce e la libertà vera. Pensiamo per un attimo al legame tra madre e figlio nel momento in cui il nostro cordone ombelicale viene tagliato , in quel momento siamo vite catapultate sole in un mondo tutto nuovo che va affrontato con la forza simile a quella di un uragano, come una fiamma che brucia  dentro alla nostra anima. Capisco quanto possa sembrare triste l’idea di trovarsi soli sin dal primo istante in cui i nostri occhi si sono aperti al mondo , ma se  abbandoniamo per un attimo tutti  i filtri di autocompiacimento che come “cordoni ombelicali” ancora oggi ci stringono  ad una falsa speranza di appoggio alla vita capiremo che la solitudine decide quale percorso siamo destinati e a seguire, e con lei ce ne andremo, portandoci dietro un peso come se avessimo in corpo una cicatrice. Forse lascia una ferita salutare e per questo e molto altro io la ritengo una compagna  silenziosa, che veste di essenza un cuore tormentato fra le macerie della vita, fra il caos e le contraddizioni, dentro al vuoto di una vita che cerca disperatamente un senso a tutte le cose.

Conoscere la solitudine è forse il passaggio più complicato perché richiede tempo (a volte una vita intera non basta ) e un forte coinvolgimento sentimentale. La sensazione che la solitudine può provocare può essere paragonata  alla perdita di un nostro caro nel momento in cui ci lascia, e rimane in noi un vuoto davvero disarmante e struggente. Tutti i nostri attaccamenti,i sentimenti, le relazioni, sono uno “strumento” per riempire il nostro cuore,ogni giorno,come bisogno silenzioso e impercettibile della nostra volontà di aprirci alla vita e di farne parte come in una grande famiglia. E così,succede che ci affezioniamo a persone che possono regalarci  una qualche forma di pienezza interiore. Tendiamo spesso ad identificarci  l’uno nell’altro sapendo bene che, alla fine, c’è un momento in cui ci si saluta e siamo costretti a rivedere la nostra immagine sola,proprio come alla nascita,proprio come fosse il taglio di un cordone ombelicale. Un filo sottile che sembrava essere stabile e duraturo risulta essere,invece, un filo che ancora una volta viene tagliato e poi ricordato ma lascia il segno di una cicatrice che non potrà mai più rimarginarsi,o forse in parte. Il vuoto rimane e ci sentiamo soli non tanto fisicamente,ma più astrattamente in quanto la persona che ci ha abbandonato se ne va e porta con sé un pezzo della nostra vita. Perché siamo così in uno continuo scambio di vite e di tempo,ma dimentichiamo che il nostro valore e  le nostre qualità migliori,magari un po’ offuscate di questi tempi, risiedono in noi stessi ed esattamente nell’abisso profondo di una parola detta piano: la solitudine.  Lei che è decisamente una forma bizzarra,perché sembra nascere dalla perdita di chi sembrava essere l’ unico portatore del nostro valore e invece,risulterà essere la più suprema conoscenza del nostro io e la più grande fra le illuminazioni dei nostri valori reconditi. Io penso alla solitudine come a un cammino lungo e faticoso, in cui ci si addentra  da vecchi escursionisti  confusi e smarriti a cui è necessaria una via nuova da seguire.  Il tempo scorre in questo impervio percorso da eremiti e la strada verso alla vera conoscenza è ancora lunga …

Accettare la solitudine è la massima gratificazione alla vita,  la quale alimenterà finalmente l’uomo di una consapevolezza  sacra e delicata anche in quanto unica e preziosa.
Unica del resto come noi,uomini soli. 
Questa è la verità,la verità di un cuore solo che,
fra le guerre della vita cerca la sua pace.
Vale


Poesia di k.gibran
“Cantate e danzate insieme e siate felici,
ma lasciate che ciascuno sia solo.
Anche le corde del liuto sono sole 
pur se vibrano con la stessa musica.
State insieme ma non troppo vicini
perché i pilastri del tempio sono separati
e la quercia e il cipresso
non crescono l’uno all’ombra dell’altro.”


martedì 21 gennaio 2014

pensieri notturni

I giorni passano intanto e il tempo della mia vita scorre, e io ci sono, IL MIO RESPIRO SI FA VIVO, respiro e sono viva, ma MANCA DI SOSTANZA, cioè
manca di quel qualcosa di fondamentale che in questo caso è un amore..particolare. Manca tutto in questa TRISTE SOFFERENZA soffro e non
smetto!! (NON PERDO LA SCIA)...... eh.....c'è ancora lui nel mio cuore TU RIMANI. E rimane nella mia strada, IMPRONTATO NEL SENTIERO, nella quale ha
lasciato indelebili tracce.... E in questo sentiero una sola cosa condivido con lui: UN CIELO IMMENSO che come IL TUONO DELLA TEMPESTA (da un senso di
qualcosa di forte) è il FERVORE cioè quel sentimento-quell'emozione che mi ATTANAGLIA perciò mi stringe  ma anche mi LASCIA. SENZA FARE RUMORE perchè
è un sentimento silenzioso di cui parlo a pochi o nessuno. Proprio per questo non fa rumore.
Vale




martedì 14 gennaio 2014

Dentro a una clessidra

Aspettavo l'accensione del mio computer quando,tra le mani iniziai a giocherellare con una piccola clessidra che avevo abbandonato nel cassetto. Questi strumenti hanno sempre suscitato in me tantissimo fascino forse per un senso di vecchia storia legata alle vite di molti uomini,leggende,significati profondi repressi. Resta di fatto che questo oggetto riesce a colorare sempre tantissime sfumature del mio cuore. Rimango per lunghi istanti a fissarla,una reazione simile all'ipnosi. Ma per quanto sia allettante l'idea non mi abbandono ne a riti stravaganti ne a pazzie,ma bensì cerco piuttosto di trasformare in parole le mie sensazioni inaffidabili,ma pur sempre puntuali. E le migliaia di idee contorte ruotano nella mia testa, cerco invano un modo per redimerle e mi riesce a scriverle,forse, per non sopprimerle. Mi chiedo quali segreti si celino dietro ad un simile oggetto, quante idee possono nascere avendo tra le mani un oggetto così bello. Così triste. Innanzitutto è utile spiegare che la clessidra era uno strumento usato,come tutti ben sapranno,per misurare il tempo e che ora viene sostituito con l'utilizzo dell'orologio. Si utilizzava inizialmente acqua poi è stata introdotta la sabbia. La sabbia secondo me rende ancora più bene l'idea di quantificazione,come granelli leggeri costituenti blocchi di un certo peso e di una certa importanza. Il diminuire lento ma veloce della sabbia,se capovolta,infatti,rende
bene l'idea di tempo come un qualcosa che scorre,fluido come l'acqua,suggestivo come l'ipnosi. 
Mi trasmette anche una sorta di malinconia  unica nei suoi aspetti, recepibile soltanto a una lunghezza d'onda precisa e silenziosamente fragile e delicata.
Fa "male" osservare la clessidra e sentirla come la vita che al suo interno contiene dei granelli che non creano rumore ne musica,ma scorrono tristi per poi capovolgersi e ripartire. Un ciclo incessante,furioso. Mi sento  parte di quei granelli sconfitti dal loro percorso, abbandonati a sé, convinti quasi di potersi creare una direzione verso il quale tendere in realtà già prestabilita dal caso (?).
Soltanto quando mi metto a scuotere la clessidra e i suoi granelli riesco a percepirne un sottile rumore. E così come la clessidra,a volte veniamo scossi da particolari eventi apparentemente senza motivo,a volte tragici a volte felici. Eventi che fanno rumore, che riescono a creare scompiglio nella nostra vita e che possono in qualche modo cambiare la nostra integrità morale,rafforzandola o indebolendola, a seconda del nostro fuoco dentro e della nostra apertura verso il cambiamento. E nel frattempo questo grande schema si ripete, e noi affibbiamo appellativi come tempo, frasi  come "anno nuovo vita nuova" mentre sprechiamo il nostro momento aspettando invano qualcosa che possa renderci migliori o che possa rompere un nostro solito vincolo, come la mano superiore in grado di scuotere la clessidra,pur sapendo noi uomini la natura triste della nostra prigionia ma non avendo allo stesso tempo l'onestà e il coraggio per ammetterla. Aspettiamo così (mi auguro non inutilmente) l'arrivo della libertà per una nascita sempre nuova.
Questo spiega in parte la malinconia che mi assale nei giorni ultimi dell'anno, perché si festeggia un qualcosa che non comprendo, un qualcosa come il  tempo che l'uomo ha deciso di numerare: 2013,2014,2015. ecc.
Non è così immediato concepire quest'idea di tempo -il tempo non esiste- o almeno queste sono direzioni della mia mente,ideali senza certezze.
Per molti studiosi noi viviamo continui in un equilibrio tra spazio e tempo ma mi risulta difficile comprendere davvero a che cosa ci riferiamo quando si parla di tempo. Questo signor tempo è un'idea,una convenzione per l'uomo,una forza tanto grande quanto "divina" contro cui nemmeno l'uomo può competere...
Esiste un tempo,una linea trasparente che lega forze materiali e non,una corsa apparentemente senza fine,uno scorrere inesorabile che porta via la nostra vita ad una velocità fulminea,tragica per la nostra accettazione,incomprensibile per le anime tormentate ma allo stesso tempo affascinante tanto da dedicarne pensieri ed emozioni legate al cuore. Non si può sfidare questa forza, è comico vedere i tentativi  di molti uomini per la costruzione di una macchina del tempo che ci permetta di diventarne padroni assoluti,come quando si utilizza la macchinetta del caffè o si accende il televisore. E' reso ormai noto che il tempo che viviamo qui non può essere paragonato al tempo di vita lassù nell'universo,quindi da qui nasce l'idea di spazio-tempo in base a dove ti trovi il tempo cambia. Ecco ciò che mi crea tanto scompiglio, non riesco ad immaginare fasi così diverse,macchine del tempo, spezzoni-segmenti, la non esistenza di un filo generico che possa collegarci tutti in questa grande rete. Allora mi viene spontaneo avvicinarmi all'idea di una concezione di  vita senza tempo, tempo che non esiste, esiste solo il qui ed ora , perché il futuro è presente e il presente è già passato. Ciò che dimentica molta gente è l'inappellabile corsa frenetica della vita che non dà tregua e l'uomo, come essere superficiale,civilizzato, ha creato l'idea convenzionale di tempo:
secondi,minuti,ore,giorni,mesi,anni,secoli. E chi più ne ha più ne metta... ma è tutto inutile, etichettare questa nostra esistenza come nostro solito ci ha reso umani privi di sostanza, prigionieri dell'ansia e della quotidianità, uomini senza controllo convinti di una possibile
pianificazione di eventi e di esperienze, di gioie e di emozioni, di affanni e di dolori. Ci ha reso comici convinti di autocontrollo,come dei del divino,
mentre la vita intanto passa tra le mani,come una clessidra ricca di granelli che
ci sono, ma non si scuotono...
passano, ma non fanno rumore...
scendono, ma non restano...

Vale.




giovedì 2 gennaio 2014

Come una cornamusa

Vorrei riportare,anche qui,una frase che ho scritto che per me è stata importante:

"l'incanto di questa canzone oltrepassa la pelle
e come un brivido risuona dentro all'anima allo stesso ritmo del mio battito del cuore,quando
nell'istante in cui i miei occhi incontrano i tuoi
sento di poter morire abbracciata dalla vita."
vale 16 aprile 2013



...Ho associato a queste parole il titolo di cornamusa perchè mi ricordano tanto una canzone particolare molto bella "BUSINDRE REEL" di Hevia che suona appunto una cornamusa elettronica (la Gaita Midi),strumento che egli stesso creò. La cornamusa è uno strumento bellissimo e non molto conosciuto-usato dalle nostre parti per come la vedo io, ma il suono è unico e ricco di tradizione scozzese e riesce sempre a suscitarmi dei brividi. Chiaro che queste righe sono state scritte per una persona  non solo per lo strumento,ma a volte ci riesce possibile soltanto usare metodi come dire "alternativi" per esprimere dei sentimenti,cioè in questo caso usare la musica e ad essa paragonarne i brividi dell'amore.

Vale
Volevo riassumere in poche righe tante cose,non so se sia servito,avrei voluto dirtele a voce ma non ho potuto

mercoledì 18 dicembre 2013

Avrai il mondo nella mente

'Ho sempre pensato di poter scegliere in quale mondo vivere'.
Sono nata qui nella mia "terra madre" comunque accogliente. Anche nel momento in cui la sentii impropria al mio essere imperfetto e solitario.
Così iniziai a viaggiare(per ora purtroppo)soltanto nella mente,rimanendone colpita,in quanto artefice di mille e più mondi straordinari.
"Riuscirò poi a decidere in quale strada continuare il mio cammino?!"
Nel fluire della vita in molti cercano il loro posto nel mondo,ambizione non sempre solida e facile da realizzare. Ma in pochi ricercano il contrario...
Trovare il proprio mondo è un percorso unico nei suoi aspetti,fantastico: troverai una guida,una motivazione.
Riuscire a trovare quel luogo equivale a trovare abbondanza interiore, ricchezza e sostanza che possono cambiare il corso della vita.
Ciò di cui parlo non dev'essere necessariamente una città o un luogo preciso, ma potrebbe essere qualsiasi cosa,dal semplice al complesso, dal facile al difficile. Potrebbe essere una persona,un evento, o ancora un posto particolare. "Riuscirò,finalmente,a ritrovarmi fra il caos, incontrare me stessa privandomi dei condizionamenti esterni causa,oggi, di molte infelicità.
Io...il mio mondo...è tutto qui, nella mia mente."
I sogni ci indicheranno la via, a noi spetta il coraggio di realizzarli. Ricorda (vale): La forza dentro è nostra,nostra soltanto.
Usiamola. Giochiamo in questa grande partita che è la vita, proviamo almeno a realizzare il nostro mondo interiore. E' necessario prima imparare a conoscersi, capire qual'è la strada che accompagna il nostro nome   per poi riuscire a  intraprenderla e sperimentarla.
Il desiderio di realizzarsi non è soltanto meta ardente, ma anche rifugio per persone oramai perse e violentate dalla società,persone a cui molto è stato tolto ma non la speranza,non quella. Vale la pena di credere in qualcosa: in noi stessi e nelle nostre capacità.
(io ancora non ci sono riuscita,ma porto con me le parole di una persona cara)
Non dimentichiamo di ritornare alla realtà qual bisogna, anche se, con un po di ironia pungente mi soffermo a pensare (forse inutilmente) al vero e totale significato di 'realtà'.
Comprendo, "vivere nei sogni" non porta a realizzazioni materiali,è vero,ma direziona la mente verso una necessaria presa coscienza della propria vita
e lo spirito verso la propria via.Quale via? La via del cuore,chiaro.
Non saprei se credere nel destino, o no,ma almeno provare a costruire delle basi su cui improntare,a nostro modo,il sentiero. Einstein ci disse  "ogni cosa che la mente riesce a immaginare la natura l'ha già creata" perciò perché non continuare a cercare?
Abbiamo tutti una voce sussurrante il nostro intenso bisongo di vivere, dobbiamo solo imparare ad ascoltare.

Vale

domenica 1 dicembre 2013

Un mio pensiero scritto in una notte di settembre...

NIENTE IN QUESTA NOTTE.

non ho altro da donarti
in questa notte
se non il mio silenzio accompagnato da una musica che sfiora l'infinito.
non ho altro da osservare
in questa notte
se non l'incanto di una luna piena,
di tutta la sua bellezza
regalata a chi l'accoglie e a chi prova compassione.
non ho altro in cui credere
in questa notte
se non nell'emozione di un ricordo ancora vivo
non ho nient'altro che un sorriso
per Te che passi questo giorno con chi
spero possa regalarti tutto quello che
questa notte ha ancor di meglio da offrire.


Vale

lunedì 25 novembre 2013

Sogni "tiranni"



Inconfondibile è la sensazione di quando al mattino,appena svegli, ci si ritrova a dover distinguere un sogno fugace dalla stabilità reale, che per dirla tutta tanto stabile non è. In quell'istante ci si trova avvolti in una strana sensazione di smarrimento. Ma dove ci si è persi?
In questo caso, persi tra due aspetti di vita contrastanti,aspetti che tendono verso una sola direzione: il desiderio.
Il sogno è di per se soltanto una fantasia, così dicono. Ma il sentimento che il sogno trasporta con se è grande e per chi ne ha assaggiato l'emozione almeno una volta sa di cosa sto parlando. Non mi riferisco agli incubi né a sogni intesi come raggiungimento di un obbiettivo. Sto parlando di sogni notturni, quelle singole visioni che mentre dormi,o quasi,prendono forma nella mente e proiettano il proprio corpo (quello astratto) verso posti speciali, ove è possibile incontrare nel pieno della "vita" i segreti più profondi della nostra anima, non escludendo però che il sogno potrebbe essere soltanto un'avara illusione vestita da incantevole benefattrice. Vista la mia ingenuità posso dire che il sogno è un'opportunità per scoprire se stessi o comunque qualcosa in più. Uso il termine "scoprire" non a caso, proprio perché la sensazione in cui ci si ritrova dopo un intenso sogno è come quella che si ha, nudi, difronte a un qualcosa che non si riesce a gestire e che, in parte,riesce a scombussolare.
La domanda più frequente e forse inutile che molto spesso ci si pone è "perché?"... "Perché si sogna quella determinata persona o quella particolare situazione?". La domanda a mio avviso non può trovare risposta certa, anzi crea ulteriori dubbi e questioni.Perciò è probabilmente inutile restare fissi su una domanda simile e assai più conveniente,invece, tenersi stretta l'emozione provata in sogno che entra nel cuore come un soffio di vento leggero.
L'elemento più bello di tutta questa grande storia è capire a chi va il nostro pensiero. E' vero, capita a volte di sognare soggetti a noi indifferenti ma molto più spesso e volentieri capita di reincontrare persone a noi lontane. Contrariamente alla realtà il nostro sogno ci porta nelle loro vicinanze, lì, dove vorremmo essere,dove anche il nostro subconscio tenta di condurci. Il sogno non fa altro che condurre l'uomo al centro del suo cuore dove anche i più reconditi desideri trovano sfogo.
Tanto per essere più chiara, questa notte ho sognato una persona speciale e racconto qui l'aneddoto se così si può chiamare: eravamo a casa, io avevo pennelli e colori, lui  fogli bianchi. Contrariamente a quanto si possa pensare non facemmo altro che colorare,insieme. Ricordo ancora il suo viso e i sorrisi. Ma per quanta felicità possa avermi regalato un momento simile mi rendo conto che non è stato reale.
Così le mie convinzioni e le mie speranze,come stupidi capricci, muoiono lentamente... una dopo l'altra...
E alla fine mi torna in mente una cosa legata al tempo,un frase abbastanza conosciuta(il tempo è galantuomo ma anche tiranno) e la modifico in:
"il sogno è galantuomo ma anche tiranno."
Questa volta ci sta... a pennello ;-)

Vale

lunedì 18 novembre 2013

Radici e terreno

Immersi in un tempo senza fine, oltre il destino, molti legami tendono al ricongiungimento dell'animo profondo. Ecco perché molte volte si ha la sensazione di avere già incontrato una determinata persona in quella che io chiamo distorsione temporale di non poca importanza.
Questo aspetto della vita è di portamento assurdo e irreale, ma infinitamente sorprendente. Esistono legami nati forse nell'epoca dei nostri antichi parenti quando esisteva un evidente equilibrio vitale (uomo-natura, mente-spirito) in grado di superare qualsiasi sorta di immaginazione. Queste energie, viaggiando ininterrottamente, superano la logica e i dubbi morali come i cosiddetti legami karmici che si instaurano nel corpo creando una sorta di catena tra due persone. Il primo,vero, momento è l'incontro profondo dello sguardo che si dilaga, poi, in una inconfondibile sensazione di familiarità. Ciò può nascere da esperienze passate talmente profonde da essere destinate a compiersi ancora una volta o forse più.
Io vedo tutto ciò come: la radice,l'albero e il terreno. In questo caso la radice rappresenta il nodo,il legame profondo con la persona in questione o 'terreno' ,in grado di fornire tutte le sostanze vitali di cui l'albero necessita. Perciò a questo punto è abbastanza intuitivo capire chi siamo e che ruolo abbiamo in questa grande rete. Siamo ciò che cresce,matura,vive e muore. Siamo alberi in cerca di terreno. Alberi con radici profonde le quali, soltanto dal destino, potranno assumere la forma.

Vale

venerdì 15 novembre 2013

La pioggia

Molto spesso la pioggia è per me motivo di riflessione e comprensione interiore, una specie di fragile emozione che trascina con se lo spirito verso luoghi sperduti e burrascosi.
Mi perdo in lei abbracciando così tanta libertà, quella che pur fugace, attraversa il mio corpo con tutta la freddezza di un brivido minato. Ecco che la mente perde il suo pensiero, naviga dentro al riflesso di una goccia infranta nel vetro di una stanza vuota.
Sto cercando un nuovo percorso per liberarmi di un ricordo ancora vivo insediato negli angoli più profondi del mio cuore, mentre riaffiorano delicate sensazioni che riportano integra la mia passione. Negli affanni della pioggia sembra quasi di essere incatenata e a volte,rimane soltanto un confortevole rumore: il rumore di una pioggia fredda che inevitabilmente arde.
In quegli istanti sento vicino il suo calore, e mi accorgo che, la speranza trova ancora dimora.

Vale

Ascoltatori e osservatori

Foto che ho scattato dalla mia camera,
si può notare in lontananza la prima stella della sera
Una delle imprese più difficili dell'uomo moderno è quella di meravigliarsi del semplice in una quotidianità che sembra oramai ben distante dal valore vero dell'esistenza. La difficoltà sta nel trovare la propria CASA indifferentemente dal luogo in cui ci si trova. 
Mi capita spesso di affacciarmi alla finestra della camera e addentrarmi nella natura in gelide sere d'inverno. Lì trovo un rifugio particolare molto interessante per poter incontrare la propria solitudine e la melodia del cuore: in essa perdersi come quando si intraprende un viaggio verso
nuove destinazioni. 
In quel momento il pensiero non trova parole ne vie. Ci si perde nella bellezza del cielo,
nella coreografia delle nuvole e nel canto degli uccelli. Personalmente trovo fastidioso il rumore presuntuoso delle auto in lontananza, mi sforzo così di ritrovare uno spazio intimo del tutto personale aspettando con trepidazione la comparsa nel cielo della prima stella luminosa.
Sembra ,in quegli istanti, di essere folli osservatori silenziosi. Abbandonati nell'incessante scorrere del tempo, ci sentiamo liberi e attratti dall'immensità del mondo.
E' un continuo perdersi e ritrovarsi.. 
siamo così distanti ma vicini alla nostra sensazione di appartenenza che dimentichiamo per un attimo tutto il dolore.
Non resta che divenire ascoltatori e osservatori dell'infinito.

Vale